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August 26, 2019

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Come trasformare il Negativo in Positivo

February 9, 2019

Nuove scoperte della neuroscienza ci dicono che sia possibile aumentare la nostra intelligenza e crescita cerebrale in modi che prima era impossibile da immaginare.

 

Ciascuno di noi ha l’abilità di accedere e diagnosticare le proprie debolezze e trasformarle in punti di forza attraverso un adeguato addestramento.

 

Un modo per applicare questo concetto è di conoscere esattamente le nostre debolezze. Avere questa consapevolezza può risultare molto adattivo.

 

Essere coscienti dei nostri punti deboli può motivarci a prendere decisioni positive e iniziare a cercare quali azioni dovremmo applicare per rendere il nostro cervello più svelto e flessibile.


Più cerchiamo elementi negativi con l’intenzione di migliorarci, più aumentiamo la nostra creatività, la nostra abilità di risolvere i problemi ed empatia verso quelli che non vedono il mondo come lo vediamo noi.


Non possiamo risolvere i nostri problemi almeno fino a quando non saremmo in grado di riconoscerli.


La parte più difficile risiede proprio nella capacità di essere talmente vulnerabili con noi stessi da riconoscere quando iniziamo a creare modelli mentali negativi o comportamenti che ci portano ad un inevitabile auto sabotaggio.


La nostra abilità di identificarci con questi pensieri e azioni può essere il primo passo verso la rottura del circolo vizioso che continua a mantenerci incollati a vecchi schemi mentali negativi, disadattivi e autolesionistici che ci bloccano e non ci permettono di crescere e migliorare.


Diversi studi dimostrano che i nostri pensieri automatici possono modificare il nostro umore.

 

Tali pensieri automatici per lo più vengono generati da quelle aree del cervello coinvolte nella elaborazione delle emozioni come la corteccia prefrontale, l’amigdala, l’insula e la corteccia prefrontale mediale.


Questi studi mostrano come la nostra abilità di scegliere pensieri più elevati qualitativamente rispetto ai pensieri negativi e/o autodistruttivi può realmente ridurre la “preoccupazione patologica” tipica della persone affette da un

 

 

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